Nell’era degli “Amazon addicted”, lo stato di salute del settore dell’e-commerce non può che essere buono, tanto che nel 2018 ha raggiunto complessivamente nel mondo il valore di 2.500 miliardi di euro, crescendo del 20%. Dal 2015, anno in cui, nei paesi ad alto sviluppo commerciale, sono stati consegnati 31 miliardi di pacchi e pacchetti, il mercato del delivery è cresciuto con un ritmo incalzante tanto che si stima che nel 2020 le consegne annuali potrebbero arrivare a quota 50 miliardi. Insomma, entro il 2022 un terzo della popolazione acquisterà online. Una previsione che finalmente anche le PMI italiane hanno intravisto, dato che sempre più campioni del made in Italy scelgono le vetrine di Amazon per affacciarsi nel mercato globale.

 

L’aumento delle esportazioni italiane grazie ad Amazon

Giunte a quota 12.000 nel 2018 - nel 2017 erano 10.000 - in questo nuovo canale export le piccole e medie aziende italiane hanno realizzato vendite per 500 milioni di euro, con destinazioni principali Europa e Stati Uniti. Un aumento che cresce con una media del 50%, se si pensa che nel 2017 l’export con Amazon delle nostre PMI era fermo a 350 milioni. Di questo passo entro il 2020 si potrebbe superare il miliardo di euro di beni italiani esportati nel mondo. Un numero che anche se sembra notevole, in realtà è esiguo se paragonato alle cifre raggiunte dai nostri vicini europei: in Inghilterra e Germania - dove Amazon è presente da almeno dieci anni di più rispetto all’Italia - il volume dei beni esportati ha superato i 2 miliardi. Alle nostre spalle invece Francia e Spagna, che attraverso la piattaforma dell’e-commerce, nel 2017, hanno raggiunto i 250 milioni di export.



 

Amazon Italia, investimenti e numero di venditori in crescita

Geograficamente, le PMI italiane votate ad Amazon sono distribuite in modo abbastanza omogeno lungo lo stivale: la maggior parte sono a Nord (42%), seguite da quelle del Sud e delle Isole (35%) e infine da quelle del Centro (23%).  Ad oggi Amazon vuole porsi a loro come un trampolino di lancio, per questo ha dichiarato di aver investito nel nostro Paese 1,6 miliardi di euro, sugli oltre 27 miliardi investiti in tutta Europa, che hanno messo in moto un circolo virtuoso che prevede nuove infrastrutture, più posti di lavoro e una rete di logistica migliore. Basti pensare che solo nel 2018 ha inaugurato cinque nuovi siti - principalmente nel Nord Italia - e agli inizi di aprile ha annunciato che aprirà un deposito ad Arzano, in provincia di Napoli: il primo investimento del gruppo nel Sud della penisola. Un movimento che solo nel 2018 ha contribuito a muovere un giro d’affari interno di 41,5 miliardi di euro, il 18% in più rispetto all’anno precedente.

 

Amazon FBA o FBM e il programma di affiliazione

Amazon ha poi messo a disposizione una vetrina digitale dedicata esclusivamente alle aziende italiane, i cui prodotti rispettino i parametri per essere definiti made in Italy (la trasformazione deve avvenire in Italia) o made full in Italy (materie prime e intera produzione all’interno del Paese). La vetrina oltre ad essere presente sulla piattaforma italiana, si trova anche su quella spagnola, inglese, tedesca e francese oltre che su quella generale. Un canale preferenziale per i nostri prodotti che ad oggi riguardano soprattutto tre categorie: food, fashion e design. Questo servizio messo a disposizione dal marketplace si chiama FBM - fulfilled by merchant - e prevede che il venditore sia autonomo nella preparazione dell’ordine e relativa spedizione. Qualora invece il commerciante scegliesse il servizio FBA - fulfilled by Amazon - la completa gestione della ricezione degli ordini e della spedizione spetta al portale di e-commerce. È il caso di tutti quei prodotti segnalati sulla piattaforma con la dicitura “venduto da (nome dello shop) e spedito da Amazon”.

Lo strumento verrà potenziato nel corso di questo mese grazie all’accordo che il colosso del commercio elettronico ha stipulato con ICE - l’Istituto per il Commercio Estero - che investirà 2 milioni di euro per portare sul marketplace almeno 600 nuove PMI.

Tra i servizi offerti da Amazon il programma di affiliazione: un’iniziativa di marketing che, di fatto, permette al negoziante presente sulla piattaforma di pubblicizzare i propri articoli su una moltitudine di siti web selezionati in base al target di riferimento del prodotto reclamizzato. Per incentivare la crescita del numero di pagine internet aderenti al progetto e favorire il successo delle campagne di marketing, Amazon ha scelto di riconoscere una commissione sulle vendite ai proprietari dei siti web affiliati. Ogni volta che un cliente effettua un acquisto seguendo un link pubblicitario presente su una pagina internet, il proprietario del sito web guadagna una percentuale variabile sull’importo della transazione.


 

L’esempio di Artefizio e Latteria Due Madonne

Al momento a capire che vendere su Amazon conviene sono circa 700 aziende artigianali per quasi 70mila prodotti. Tra queste la bottega artigiane c’è la bolognese Artefizio, che grazie alla tecnica dell’up-cycling, combatte lo spreco e dà una seconda vita agli oggetti considerati ormai da buttare. Così dagli scarti del legno nascono tavolini industrial mentre da un copertone può nascere una cintura, un portachiavi o un sandalo. E dato che l’Italia è un centro di eccellenza per la tradizione artigianale e artistica, quale canale migliore di Amazon per farla conoscere all’estero? Grazie al negozio “Handmade” sulla piattaforma, esportano i loro prodotti in Germania, Francia e Stati Uniti.

Un’altra realtà che ha scelto la commercializzazione digitale è la Latteria Due Madonne, caseificio reggiano che grazie alle sue specialità è stata inclusa tra le best seller del settore food, tanto da figurare fra le tre botteghe con le maggiori vendite attraverso questo sistema. Le vendite online raggiungono, oltre che Francia, Germania e Regno Unito, addirittura il Giappone, dove sembrano particolarmente ghiotti di Parmigiano Reggiano.