Un nano che sgomita tra i giganti. Questa l’immagine più azzeccata per descrivere l’e-commerce italiano: un mercato in crescita, ma ancora minuto rispetto alle dimensioni raggiunte in altri Paesi. Così, mentre Cina e Stati Uniti occupano le prime posizioni mondiali, con fatturati pari rispettivamente a 899,09 e 423,34 miliardi di dollari, il nostro Paese si ferma a 31,7 miliardi di euro, ma si affanna per non rimanere troppo indietro.

 

Nel 2016 il fatturato dell’e-commerce italiano è cresciuto del 10% rispetto al 2015. Il dato, riportato nel Report e-commerce in Italia 2017 di Casaleggio Associati, è positivo perché segna l’inizio di una fase di maturazione e consolidamento del settore.

D’altronde la crescita e la sostenibilità delle imprese italiane di e-commerce dipende dalla loro internazionalizzazione. Senza economie di scala internazionali non riusciranno a competere con i player esteri che commerciano nel panorama italiano. Il mercato delle vendite online è un mercato “capital intensive” e per svilupparsi un’impresa ha bisogno di accedere al capitale prima di poter crescere. In Gran Bretagna, Germania e Francia, le imprese del settore ricevono investimenti nell’ordine delle centinaia di milioni di euro; in Italia difficilmente si superano i cinque milioni. Sono meno di dieci gli operatori italiani privati che finanziano imprese in questo ambito, tra cui Innogest Capital, che ha investito oltre 50 milioni di euro nell’ultimo anno, e P101, specializzata in investimenti sotto i cinque milioni di euro.

 

Ancora minori, in proporzione, i fondi messi a disposizione dallo Stato. Gli investimenti pubblici nell’e-commerce sono veicolati soprattutto tramite Invitalia, con il programma “Smart&Start Italia”, il principale incentivo del Governo dedicato alla nascita e alla crescita delle start up innovative ad alto contenuto tecnologico e rifinanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico con 95 milioni di euro per il biennio 2017-2018. Un buon inizio, anche se molto distante da fondi analoghi in Francia e Germania, che superano il miliardo di euro investito.

 

Dalla sua parte, il nostro Paese ha l’eccezionalità del Made in Italy, che sicuramente sprona la crescita della domanda internazionale nei confronti dei nostri settori strategici. In questo quadro l’e-commerce diventa una leva fondamentale. Degno di nota tra le recenti iniziative, è il progetto Marco Polo, un negozio online B2C nato in seguito all’accordo Memorandum of Understanding siglato dal Governo italiano con il Gruppo Alibaba, per promuovere l’e-commerce del Made in Italy su Tmall Global, una piattaforma B2C che consente di proporre i propri prodotti nel mercato cinese e che, ad oggi, conta 4.000 brand mondiali con un loro shop. Tra i partner del progetto sono presenti il Gruppo Cremonini, operatore leader del settore alimentare, e istituzioni finanziarie come Intesa Sanpaolo e UniCredit. L’obiettivo è quello di fornire ai merchant una serie di servizi e supportarli nella gestione delle attività di importazione, marketing, logistica e customer care per rendere possibile la vendita in Cina anche senza una presenza fisica nel Paese.

 

Due canali che offrono opportunità di crescita significative all’e-commerce sono il mobile e i social media. La percentuale di fatturato mobile sul totale delle vendite online, nel 2016, è stata in media del 26%. Sono sempre di più le esperienze di shopping focalizzate che questa tipologia propone, come lo sviluppo del cosiddetto conversational commerce, in cui gli acquirenti comprano direttamente all’interno di una chat. Come l’operatore cinese WeChat, che permette ai propri utenti di navigare,
chattare e fare acquisti, tutto all’interno dell’App.



 

Tra i social media il più proficuo è sicuramente Instagram. Il social network fotografico, di proprietà di Mark Zuckerberg (il fondatore di Facebook), è uno dei vettori principali del cosiddetto influencer marketing: dai micro influencer che guadagnano 50 dollari per post a star come Ariana Grande che chiedono mezzo milione di dollari, il mercato degli Instagram influencer è molto ampio e coinvolge grandi marchi come Samsung, H&M, Adidas e molti altri. Si stima che attualmente le aziende investano circa un miliardo di dollari l’anno in influencer marketing su Instagram e che tale valore potrebbe raggiungere i due miliardi di dollari entro il 2019.


 

Tutto, ovviamente, dipende dai consumatori. Sono loro a fare il mercato con un peso e un’influenza divenuti planetari dopo la caduta dei confini fisici assicurata dagli scambi nel Web. Secondo lo scenario delineato da Netcomm – il Consorzio del commercio elettronico italiano – nel nostro Paese si contano 21 milioni di acquirenti online, di cui 16 milioni nell’ultimo trimestre 2016 sono classificabili come clienti abituali delle vetrine online.Ogni e-consumer ha fatto in media non meno di tre acquisti nel periodo per una spesa poco superiore i cento euro. Loro costituiscono il 94% delle vendite B2C. Non mancano poi le iniziative per attirare nuove leve dell’e-commerce, come la prossima Crazy web shopping, la “notte bianca” dello shopping online prevista tra il 22 e il 23 giugno, in cui i merchant aderenti offriranno sconti e offerte speciali.

 

Il boom dei consumi, alimentato dalle tecnologie innovative offerte dagli smartphone, ridisegna i confini degli scambi che viaggiano rapidi nel tempo e nello spazio, da Roma a Milano, da Pechino a New York, da Londra a Hong Kong. La tecnologia abbatte le barriere e comprare è divenuto sempre più facile. Non resta che mettersi in vendita.