tra Lecco e Bergamo, che da oltre cento anni ha sviluppato un’attitudine particolare nel settore della metalmeccanica fino a divenire un territorio leader in Italia.

È il Distretto metalmeccanico lecchese, l’hub industriale che comprende 28 comuni nella provincia di Lecco, 7 in quella di Como, 4 in quella di Monza e Brianza e uno in quella di Bergamo per una superficie totale di 310 chilometri quadrati.

All’interno di questo quadrilatero si è sviluppato un ricco tessuto imprenditoriale che, secondo l’ultimo censimento realizzato proprio nel 2014 da Unioncamere, è costituito da 1.861 imprese per un totale di 16.860 addetti. Ma la caratteristica del Distretto, che comunque ha dato i natali a grandi gruppi industriali e a grandi dinastie come i Badoni, i Falck e ancora i Redaelli, è l’ampia diffusione di imprese di piccole e medie dimensioni.

Rispetto alle 1.861 totali, ben 1.261 hanno meno di 49 addetti. Il sistema, quindi, è articolato, con aziende snelle e dinamiche che generalmente condividono parte del processo produttivo attraverso una fitta rete di relazioni interaziendali. Questa collaborazione favorisce anche la presenza internazionale e la sfida competitiva su mercati che altrimenti sarebbero troppo rischiosi per un’impresa dalle dimensioni contenute.

E infatti l’Osservatorio nazionale sui distretti italiani del 2014 rivela che le aziende del Distretto hanno esportato nel 2012 merci per un valore totale di 1,3 miliardi di euro. Dati che possono essere aggiornati grazie alle ultime statistiche dell’Istat proprio sull’export regionale. Secondo l’Istituto di statistica nel terzo trimestre del 2013 le esportazioni delle aziende del Distretto sono cresciute del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2012. Il risultato è molto importante proprio perché arriva dopo due anni (il passaggio 2011-2012) nel corso dei quali l’export si era contratto del 4%. E quasi due terzi del volume dei prodotti lecchesi venduti all’estero trovano una collocazione nei Paesi dell’Unione Europea, mentre negli ultimi anni è cresciuta la presenza in mercati nuovi come la Cina o la Russia.

Le vendite sui mercati esteri sono quindi ripartite e con esse anche la produzione interna ormai viaggia su classi di fatturato che superano i 3 miliardi di euro.

Alla base del suo successo, rimangono comunque le lavorazioni e la materia prima che da sempre caratterizzano le attività industriali di questo territorio. In particolare l’attività segue tre principali filiere produttive che sono state all’origine della locale industria metalmeccanica. Si tratta della lavorazione del filo, della lavorazione dei laminati piatti e della lavorazione della billetta.

Ogni filiera si sviluppa proprio all’interno del Distretto e segue l’intero processo di lavorazione del semilavorato fino ad arrivare ai prodotti finiti rivolti al mercato. Questo necessita ovviamente di un’elevata specializzazione, da parte delle aziende, oltre a un’invidiabile competenza tecnologica che viene favorita proprio dallo scambio costante di esperienze e metodi tra imprese. Anche visivamente, la distribuzione capillare delle aziende sul territorio, disposte a seguire una vicino all’altra, conferma questo dialogo che, soprattutto negli ultimi anni quando la competizione internazionale è divenuta più serrata, è stato il punto di forza dell’intero Distretto.

Molte di queste aziende, tra l’altro, fondate negli anni ’50, sono state costituite da ex-dipendenti di grandi gruppi industriali che decisero di mettersi in proprio utilizzando le competenze che avevano elaborato nelle precedenti esperienze lavorative. Altre volte, invece, l’azienda che necessitava di una tecnologia particolare, esternalizzava la commessa favorendo la crescita dell’indotto e di un tessuto produttivo avanzato e pronto a rispondere con efficacia alle domande del mercato.

Negli ultimi anni il ruolo della tecnologia e dell’innovazione si è fatto ancora più centrale. Gli imprenditori lecchesi hanno risposto a questa esigenza con una ulteriore sofisticazione dei processi produttivi, realizzati affiancando alla famiglia titolare dell’impresa professionalità esterne sempre più competenti. Proprio questa dinamicità e il continuo scambio di know-how hanno dato la spinta necessaria al rilancio del comparto che ancora oggi, sempre secondo l’Osservatorio Unioncamere, è costituito principalmente da società di persone e ditte individuali. Alla base della loro attività e radicate nella storia di questa industria, ci sono ancora le vene metallifere della Valsassina e della Valvarrone, il patrimonio boschivo capace di alimentare con il carbon fossile i forni fusori, l’abbondanza dei corsi d’acqua da cui trarre l’energia motrice per il funzionamento delle macchine, oltre alla vicinanza con la piazza commerciale di Milano.

Tutti fattori che hanno contribuito al successo del Distretto e che, oggi come allora, ne disegnano i contorni, in Italia come all’estero.