Il riferimento più utile per sondare le previsioni economiche sull’anno in corso è sicuramente l’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita che la Banca d’Italia ha messo a punto nel gennaio scorso insieme al Sole 24 Ore.

Il sondaggio ha avuto per oggetto 782 imprese italiane con almeno 50 addetti alle quali è stato chiesto cosa si aspettano dal 2013 e quale sarà la loro risposta al potenziale perdurare della crisi. Stando alla rilevazione negli ultimi mesi è aumentato il pessimismo delle aziende sulla situazione economica generale e la percentuale di imprese che ha segnalato un miglioramento congiunturale si è fermata al 3,5%, mentre il 50,7% ha registrato un peggioramento, e per i restanti la situazione è rimasta pressoché stabile. Negativo è anche l’outlook sull’andamento della domanda, che secondo gli imprenditori rimarrà bassa, tranne che per i business legati all’export. In questo campo, il 27% delle imprese prevede un aumento delle vendite all’estero nel corso dell’anno.

La conseguenza di questo trend, influenzato da una condizione economica segnata più da ombre che da luci, è il perdurare di uno stato d’animo conservativo che si riflette sull’ennesima contrazione degli investimenti. Secondo il 43,9% degli intervistati nel corso dell’ultimo trimestre del 2012 le condizioni per investire sono ulteriormente peggiorate. Difficile rimane anche l’accesso al credito dove il 28,6% delle imprese intervistate dalla Banca d’Italia ritiene che le condizioni di liquidità che sono chiamate a gestire nel corso del primo trimestre del 2013 rimangono comunque insufficienti.

L’indagine di fatto prende il polso alla base produttiva e trova una sponda fedele nei numeri elaborati dagli uffici studi più accreditati in ambito italiano e internazionale. La stessa Banca d’Italia nell’ultimo Bollettino Economico pubblicato nel mese di gennaio ha rivisto al ribasso le previsioni italiane. Secondo l’Istituto di via Nazionale per il 2013 si attende un calo del Prodotto interno lordo dell’1% e non dello 0,2% come stimato precedentemente. Alla base ci sarebbe un contesto internazionale ancora negativo e una condizione interna debole, soprattutto dal punto di vista dei consumi. Una timida svolta potrebbe arrivare nella seconda metà dell’anno ed essere trainata da una graduale ripresa degli investimenti, a seguito della normalizzazione delle condizioni di finanziamento nell’area euro, e da un parziale recupero del clima di fiducia. Gli effetti, secondo la Banca d’Italia, si vedranno nel 2014 quando il Pil dovrebbe tornare a crescere dello 0,7%. 

Del resto, il primo a rivedere al ribasso le stime per il 2013 era stato l’Ocse che nell’ultimo Economic Outlook pubblicato nel 2012 già annunciava per il nostro Paese una contrazione economica dell’1%. L’Organismo per la cooperazione e lo sviluppo indicò peraltro che la disoccupazione nell’eurozona avrebbe continuato ad aumentare (11,1% nel 2012, 11,9% nel 2013 e 12% nel 2014) al contrario di quello che dovrebbe avvenire negli Stati Uniti, dove la tendenza è quella di una diminuzione fino al 7,5% nel 2014.

«Il rischio di una nuova rilevante contrazione dell’economia mondiale – commenta il capo economista dell’Ocse Pier Carlo Padoan – non può essere escluso. Inoltre la disoccupazione alta, in alcuni Paesi ancora in aumento, deprime ulteriormente la fiducia e la spesa per i consumi».

Il combinato disposto di evidenze negative e previsioni pessimistiche ha contribuito ad un’ulteriore contrazione dei dati macroeconomici e dell’attivismo commerciale delle imprese italiane, molte delle quali restano alla finestra in attesa che la tempesta finisca. La luce in fondo al tunnel l’ha indicata il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi che nel febbraio di quest’anno ha confermato che la ripresa arriverà nel 2013, anche se non è ancora possibile dire quando. Per sostenere l’economia e favorire una ripartenza del credito, la Bce ha così deciso di lasciare i tassi di interesse invariati al minimo storico (0,75%). A pesare però sull’Europa e anche sull’Italia resta la forza dell’euro, che ha raggiunto il valore massimo degli ultimi 15 mesi, e che penalizza le aziende europee nelle esportazioni, e la contestuale politica di svalutazione monetaria che hanno adottato molti Paesi come ad esempio il Giappone. Questo però, a detta di Mario Draghi, è solo uno dei fattori di rischio per l’economia continentale, al quale si aggiungono la domanda interna debole, la mancata attuazione di riforme strutturali e i bilanci ancora in perdita di molti stati.

In termini di numeri, l’Eurotower si attende per il 2013 una contrazione del Pil europeo dello 0,3%, mentre il segno positivo dovrebbe arrivare solo nel 2014, con una crescita dell’1,2%.

In parte segnata da un pessimismo ancora maggiore è la posizione espressa da Confindustria che vede nero soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro, dove negli ultimi due mesi del 2012 sono andati perduti 186mila posti. L’Ufficio studi di Confindustria, nell’ambito del suo Outlook sulla situazione economica nazionale, ha così previsto per il 2013 una contrazione del Pil dell’1%, in linea con le altre risultanze statistiche. Nello stesso documento l’Associazione sottolinea però che «gli indici anticipatori confermano progressi nei mesi a venire sia nella domanda interna sia nell’attività economica generale, grazie all’andamento del manifatturiero, che beneficia dell’andamento positivo degli ordini all’estero». In difficoltà, secondo Confindustria, rimangono sia i servizi che le costruzioni.

In linea con le previsioni di BCE, Ocse e Banca d’Italia è invece l’Ufficio Studi del Gruppo Euler Hermes che nel dicembre 2012 ha pubblicato un Economic Outlook in cui ha analizzato gli andamenti delle principali economie mondiali. In questo quadro, quello italiano si presenta come un panorama fatto di luci e ombre, dove le previsioni sul Pil parlano di un calo dello 0,8% nel corso del 2013, ma sull’altro fronte si cominciano a vedere gli effetti benefici delle riforme strutturali fatte dal governo Monti. Secondo il capo economista di Euler Hermes, Ludovic Subran, nel corso del 2013 i consumi interni continueranno a scendere nell’ordine del 3,5% e lo stesso faranno gli investimenti, ma in modo più deciso (-8%).

La ripartenza, ancora una volta, dovrebbe arrivare solo alla fine dell’anno quando le imprese italiane, dopo anni difficili, sperano di tornare finalmente a vedere la luce.

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