In alcune regioni, come la Liguria, le procedure di fallimento sono diminuite nel secondo trimestre del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015 in misura accentuata: nel caso ligure del 18,8%. Commercio e costruzioni sono risultati i settori più colpiti, rispettivamente con 21 (-12,5%) e 17 (+6,3%) procedure aperte.

 

Inoltre, dopo tre mesi di continui rialzi, a giugno sono calate a livello nazionale anche le sofferenze bancarie, sia nette che lorde. Continua così il lento sgonfiamento di dati preoccupanti legati alla lunghezza della crisi e a una ripresa ancora stentata. Rimane infatti un ampio gap negativo complessivo nazionale rispetto al 2009: se confrontiamo i dati odierni con quelli di 7 anni fa i fallimenti sono cresciuti di quasi il 60%.

 
Il commercio al dettaglio è il settore più in crisi, con gli oltre 2.200 fallimenti nel corso del 2016, in calo però del 4,8% rispetto ad un anno fa. Le vendite al dettaglio procedono a rilento, avendo registrato una crescita dello 0,1% nel secondo trimestre 2016 rispetto ai tre mesi precedenti. L'Istat indica in particolare un calo dello 0,1% per i prodotti alimentari e un aumento della stessa entità per quelli non alimentari. Nello stesso periodo il commercio all'ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli ha registrato una crescita congiunturale dello 0,2%, e del 3,5% rispetto al secondo trimestre del 2015.


Nel primo semestre le famiglie sono tornate però ad acquistare prodotti alimentari più costosi e non di prima necessità. La deflazione agevola le vendite sotto il profilo quantitativo in quanto si traduce in un extra reddito di quasi l’1%. L’altra faccia della medaglia è l’impatto dei prezzi in calo sui fatturati dei distributori. L’impatto per la Gdo è attorno ai 500 milioni, con una crescita a due cifre per i segmenti di prodotti di maggiore pregio, mentre arretrano le vendite del primo prezzo. Bio e premium spingono la marca privata: sono oltre 13 milioni gli italiani che consumano prodotti biologici almeno una volta la settimana.